Insegnare l’inglese ai bambini: perché il sistema scolastico non basta

Sono ormai diversi anni che incoraggio i genitori a introdurre l’inglese nella vita dei propri figli, fin da quando sono nel pancione.

Io l’ho fatto personalmente con i miei tre figli, per farli crescere bilingue.

Eppure, vuoi sapere qual è una delle risposte più frequenti che mi sento ripetere ancora oggi?

“Avranno tempo per imparare l’inglese quando andranno a scuola”.

Per scarsa fiducia in sé stesse, paure legate a false credenze e mancanza di esempi positivi, molte mamme preferiscono delegare al sistema scolastico il delicato compito di far conoscere ai propri figli la lingua inglese.

Te lo dico con il cuore in mano: non commettere anche tu questo errore madornale!

 

Per insegnare l’inglese ai bambini il sistema scolastico non basta

Lo sai che in Italia 65 ragazzi su 100 non sanno dialogare in inglese?

I risultati delle prove invalsi 2019 svolte sugli studenti delle ultime classi delle superiori parlano chiaro.

Il 50% dei ragazzi NON raggiunge l’obiettivo (non certo proibitivo) del livello B1 nella lettura.

E ben 65 ragazzi su 100 non lo comprendo se qualcuno lo parla.

Che cos’è il livello B1?

Il livello di chi è in grado di interagire con persone madrelingua inglese e di conversare di argomenti familiari, anche se in maniera non approfondita.

Sembra assurdo come dato, soprattutto se consideri che questi ragazzi hanno alle spalle anni di lezioni di inglese (elementari, medie e superiori).

Eppure, quando devono sostenere una conversazione in inglese, si bloccano.

Ma perché così tanti ragazzi si trovano in questa situazione?

Ci sono 3 macro ostacoli che causano questo ritardo nell’apprendimento dell’inglese.

Vediamoli di seguito.

Problema 1: l’inglese viene introdotto troppo tardi

In Italia l’insegnamento della lingua inglese viene introdotto (salvo rari casi) solo alle elementari, quando il bambino ha già 6 anni.

Ti sembra presto?

In realtà, devi sapere che il periodo della vita nel quale il cervello assorbe tutto più facilmente è quello che va da 0 a 6 anni, come sosteneva Maria Montessori quando parlava di “mente assorbente”.

Numerosi studi hanno poi confermato a livello neurologico queste teorie, attestando numerosi vantaggi per il bambino che viene esposto a una seconda lingua in questo periodo della sua vita.

Soltanto in questo lasso temporale infatti, l’apprendimento dell’inglese avviene in modo “naturale”, tramite la relazione con il genitore.

Basta introdurre delle routine applicate alla vita quotidiana in inglese e reiterarle ogni giorno il più possibile, attraverso il gioco e la lettura.

Se vuoi approfondire il concetto di “plasticità cerebrale” e i vantaggi di un apprendimento precoce della seconda lingua ti consiglio di leggere il mio articolo su “Quando iniziare a insegnare l’inglese ai bambini?”.

Problema 2: il metodo d’insegnamento dell’inglese a scuola è capovolto

Purtroppo è un fatto inoppugnabile che il sistema scolastico pubblico italiano si fondi su un metodo d’insegnamento antiquato, ovvero quello grammaticale-traduttivo.

Ti ricordi quelle noiose lezioni frontali, con l’insegnante che parla e tu bambina che ascolti seduta dietro a un banco?

Ma pensiamoci un secondo.
Con i bimbi piccoli cosa facciamo invece?

Iniziamo a parlare loro, a esporli ai suoni della lingua parlata.
Man mano che crescono e ci sentono parlare il loro lessico si arricchisce, ovvero imparano a conoscere e poi a usare sempre più vocaboli.
Solo verso le elementari, quindi a 5-6 anni, li iniziamo alla scrittura e alla lettura, aiutandoli ad approfondire le regole grammaticali.

Con l’inglese a scuola invece si inizia dalla fine… cioè dalla grammatica!
La canzoncina dell’alfabeto è un classico.
L’hanno insegnata anche a te?
Certo, è meglio di niente.
Ma poi non stupiamoci che il bambino viva quella lingua come artificiale e “straniera”, piena di regole noiose.

Se il cervello del bambino non è stimolato, tramite un’esperienza interattiva quotidiana o tramite il gioco, non riuscirà a imparare nulla.

Insomma, che questo metodo grammaticale-traduttivo sia inadeguato è chiaro.

Quello che forse non sai è che è pure dannoso, perché ponendo l’accento solo sulla memorizzazione delle regole e l’apprendimento passivo, tralascia i processi cognitivi e linguistici che sono alla base dell’acquisizione di una lingua.

Te ne sarai accorta personalmente su te stessa, se il tuo percorso scolastico è stato quello “classico”.

Ma se avessi ancora qualche dubbio…

Sappi che uno studio del 2017 portato avanti da Eurydice ed Eurostat, in stretta collaborazione con la Commissione Europea, mostra quanto questo metodo sia inadeguato rispetto ad altri metodi che portano risultati di gran lunga più efficaci.

Infatti, nei Paesi dove il livello di inglese è molto superiore rispetto all’Italia (come la Danimarca), l’insegnamento dell’inglese si fonda sul metodo comunicativo.

Ovvero un metodo simile a quello con cui apprendiamo in modo naturale la nostra lingua madre.

I bambini vengono coinvolti in conversazioni simulate e abituati a esercitarsi in prima persona a livello verbale.

In questo modo avranno maggiore capacità di affrontare situazioni di vita quotidiana quando dovranno rapportarsi con altre persone in inglese.

Problema 3: il tempo di esposizione all’inglese è inadeguato

A un metodo noioso e inadeguato aggiungi un altro problema grosso come una casa: alle elementari all’inglese è dedicata soltanto un’ora a settimana in prima, due ore a settimana in seconda e tre ore dalla terza alla quinta (così come succede alle medie, con tre ore a settimana)…

Inutile che te lo dica io, sai benissimo anche tu che imparare con questi pochi stimoli, impostati male, diventa molto faticoso.

Anche se studi e ti impegni lo vivrai sempre come una fatica, perché effettivamente il tuo cervello non è predisposto verso quella lingua che sente come “straniera”, quasi aliena da sé.

Se poi aggiungiamo che le classi comuni odierne sono composte da 30 alunni, chiunque saprebbe prevedere il completo fallimento di questo percorso di apprendimento.

Poco importa se gli insegnanti sono super preparati e gli alunni volenterosi…

I risultati saranno sempre quelli di una conoscenza basica della lingua, con enormi difficoltà nella comunicazione orale (e il livello non migliorerà di molto anche per coloro che spenderanno migliaia di euro in corsi privati).

Vuoi che i tuoi piccoli diventino bilingue? Inizia da qui…

Addirittura bilingue?
Lo so, sembra un parolone, ma è più facile di ciò che immagini o di ciò che ti fanno credere.

Anzitutto sfatiamo un mito: diventare bilingue non è difficile.

Lo sapevi che al mondo esistono più persone bilingue che monolingue?

L’importante è iniziare da subito.

Apprendere “per immersione” è radicalmente diverso dall’imparare l’inglese durante una lezione.

L’immersione linguistica è l’utilizzo della lingua come veicolo per l’apprendimento di altri contenuti, ad esempio una lezione o un laboratorio artistico in inglese, oppure si tratta dell’approccio naturale alla lingua in un mondo tutto inglese.

Se vuoi metterti in gioco e donare ai tuoi figli il dono prezioso del bilinguismo inizia a leggere con loro ad alta voce in inglese quotidianamente.

L’apprendimento linguistico avviene se costruisci una relazione.
L’inglese si impara tramite il rapporto con le persone.

Ecco perché il momento della lettura è un modo di comunicare tra genitore e bambino che rafforza la relazione, rendendo possibile l’apprendimento dell’inglese.

Per facilitarti in questo percorso ho creato per te la guida MAGIC TALES – Come sfruttare il potere delle storie per insegnare l’inglese a tuo figlio: troverai al suo interno 7 consigli che ti eviteranno inutili grattacapi durante i momenti di lettura insieme a tuo figlio.

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