L’inglese scaccia pensieri

Ciao!

Oggi voglio parlarti di emozioni, ispirata dal nuovo corso di Neuroscienza che ho appena iniziato, quale momento migliore è propizio per parlare della gestione delle emozioni?

Cosa c’entrano le emozioni con l’inglese? Ti posso assicurare che le due cose sono collegate, ma se vuoi scoprire il perché continua a leggere questo articolo.

Le emozioni sono parte di un meccanismo biologico innato, precosciente e involontario, che si attiva quando interpretiamo la realtà in una data maniera. Le emozioni permettono all’essere umano di adattarsi all’ambiente in una situazione di pericolo.

Nel nostro cervello succede che l’amigdala comanda a tutto il corpo di modificarsi di fronte ad un pericolo, ecco perché quando ad esempio viviamo la paura sembra che ci manchi il fiato, il cuore ci batte forte, sembra quasi che in momenti come quello che stiamo vivendo in questi giorni siamo più stanche, ma si tratta di una sorta di meccanismo biologico che ci permette di adattarci all’ambiente.

La realtà però non per tutti è uguale, esistono ad esempio due diversi tipi di paura. La paura positiva, che ci tiene in allerta, per cui stiamo più attenti, il nostro organismo è super ricettivo e la paura causata da un’errata gestione emotiva, quella che si trasforma in panico e ci rende ciechi.

La realtà non è qualcosa di oggettivo,  la realtà viene interpretata in modo diverso da ciascuno di noi e da questa interpretazione nasce una data emozione.

Ti svelo un segreto, le emozioni non sono mai negative, bensì possono essere spiacevoli o piacevoli.

Le emozioni spiacevoli, come quella relativa alla paura del coronavirus e a tutto ciò che esso comporta, la paura della malattia, dell’insicurezza economica e la reclusione, attivano il sistema simpatico, per cui il nostro corpo si modifica per predisporsi a gestire un’emergenza.

Quando il sistema simpatico è attivo non funziona bene la memoria, la creatività e nemmeno il sistema immunologico.

Per questo, oggi più che mai devi lavorare su te stessa, cercando di elaborare la realtà con quanto più ottimismo possibile. Se cerchi di focalizzarti sulla bellezza della vita, se provi ad essere ottimista, il problema non ristagnerà nel tuo cervello e starai meglio e questo sarà un bene per te e per i tuoi figli.

Perché? Ce lo spiega bene una scrittrice di libri per bambini italiana da me molto amata, Beatrice Alemagna nel suo libro Che cos’è un bambino?

I bambini assomigliano alle spugne.
Assorbono tutto: il nervosismo, le cattive idee, le paure degli altri.
Sembrano dimenticare, ma poi rispunta tutto dentro la cartella, o sotto le lenzuola, oppure davanti a un libro.
I bambini vogliono essere ascoltati con gli orecchi spalancati.”

Guardiamo cosa c’è di buono…

Quello che stiamo vivendo è una sorta di tempo sospeso.

Come se la natura si fosse voluta prendere una pausa da NOI, per respirare e tirare un fiato, infatti l’inquinamento sta rapidamente scendendo.

Smetti di correre, fai silenzio, non cercare fuori ciò che c’è dentro, tanto fuori non lo troverai.

La natura ha provato a dirci di cambiare in tanti modi, ma non volevamo capire e forse questo è stato l ‘unico modo per farci riflettere e rallentare.

Dall’isolamento e dalla solitudine possono nascere grandi cose se ci guardiamo dentro, se troviamo le risposte dentro di noi.

Dopotutto te l’ho raccontato, quando ero solo una bambina è stata proprio la solitudine della mia campagna marchigiana a spingermi a voler conoscere mondi lontani e culture diverse.

Se non avessi vissuto quel bisogno di uscire fuori dall’isolamento, non avrei nemmeno imparato l’inglese, viste le scarse possibilità che la scuola italiana offriva per imparare una seconda lingua, oggi,figuriamoci qualche anno fa!

E allora sono certa che questa solitudine produrrà qualcosa di buono e darà spazio alla creatività.

Utilizza l’inglese come scaccia pensieri. Avrà una doppia utilità. Servirà per imparare l’inglese, ma soprattutto per non pensare, passando un bel momento insieme a tuo figlio.

Il girotondo ad esempio è un gioco infantile, che consiste nel darsi la mano e girare in cerchio, recitando una filastrocca.

Quello inglese fa così:

Ring-a-ring-a-rosies

A pocket full of posies

A tissue, a tissue

We all fall down…

Lo sapevi che tutte le nursery rhymes inglesi nascondono un significato più serio e a volte anche triste?

Alcuni studi folklorici affermano che Ring-a-ring-a-rosies si riferisca al periodo della peste bubbonica.

Ring-a-round the rosie infatti poteva riferirsi a un’eruzione circolare rossa comune in alcune forme di peste.

“Posies” avrebbero rappresentato i diversi fiori ed erbe portati dalle persone per allontanare le malattie.

In fine “a-tishoo” cioè il suono onomatopeico degli starnuti e il cadere a terra.

Questa è una versione, la versione più triste, alcuni studi affermano venisse cantata dai bambini per “esorcizzare, cioè allontanare, rimuovere, tenere lontano il pensiero negativo della malattia, quasi un volere ironizzare e riderci sopra per andare avanti.

Ma esiste anche un’altra teoria che afferma il contrario e critica la versione della peste.

La rima è spesso usata come corteggiamento giocoso in cui i bambini ballano in cerchio, poi improvvisamente si abbassano, si accovacciano, si inchinano o in alcuni casi cadono a terra.

L’ultimo a farlo deve fare una penitenza, che può essere abbracciare o baciare un altro bambino o in alcune versioni, l’ultimo bambino ad abbassarsi deve occupare il centro dell’anello, che rappresenta il “rosie” o il cespuglio di rose.

In alcuni studi si afferma esplicitamente che il gioco è stato realizzato in questo modo in America negli anni ottanta del XIX secolo, e che ci sono simili giochi della stessa epoca anche in Europa. In molte versioni, quindi, le rose e le “posies” significano ciò che i fiori spesso significano nella cultura tradizionale europea: non sofferenza e morte, ma gioia e amore.

Sta a noi scegliere la versione che preferiamo, ad ogni modo in entrambi i casi la ritualità della canzone serve da scacciapensieri, utile di questi tempi…ma soprattutto cantarla ad alta voce tante volte è un ottimo esercizio per l’inglese.

Il mio consiglio: imparala prima tu, cantala con i tuoi figli e la impareranno anche loro. Iniziano con te poi si rendono indipendenti e continuano da soli.

Li sorprenderai a giocare e cantare in inglese come nel video dei miei bambini.

Canta!! Lo dice anche il detto..”canta che ti passa”.

Il canto distoglie la mente dai brutti pensieri. Allieta, diverte, unisce.

Sono a casa. E pensavo di avere tanto tempo per me (ultimamente ho qualche dubbio ahahah) così mi sono iscritta ad un corso di neuroscienza.

Un po impegnativo, ma rivelatore…

Nella lezione di ieri sera si è parlato di come ogni persona interpreta la realtà. Si chiama stile esplicativo, quella funzione del cervello che distingue ognuno di noi nel modo di interpretare ciò che ci accade.

Magari c’è qualcuno che vede la situazione che stiamo vivendo come qualcosa di bruttissimo, altri come un’occasione per migliorare e migliorarsi.

Si è parlato anche di come se il nostro sistema simpatico e il nostro sistema parasimpatico sono in equilibrio, in noi nasce la creatività, intesa come la ricerca di soluzione ai problemi. Non solo, questo equilibrio permette anche al nostro sistema immunologico di essere più forte.

Allora quale modo migliore per cercare di stare in armonia se non il canto?

Ma come cantare?

Sto leggendo un libro meraviglioso che aiuta genitori e insegnanti nell’educare, vediamo cosa spiega questo testo riguardo al canto.

Per prima cosa, canta senza temere di essere stonata.

Le donne hanno la voce un’ottava superiore a quella degli uomini, eppure spesso tendono a cantare basso come gli uomini per paura di stonare o di sbagliare.

Cantare alto permette di trovare tonalità più vicine a quelle infantili, incoraggiando i bambini più piccoli a cantare.

  • Ho una brutta voce
  • Non so cantare
  • Sono stonato

Non bisogna avere paura, magari all’inizio ci farà un po impressione, ma ti accorgerai subito che è un’esperienza arricchente e che un canto, in qualsiasi modo venga realizzato, ci appartiene e ci da piacere.

E poi i bambini non ci giudicano!!

Canta anche ad un neonato, magari con voce lieve.

Ciò che serve quando si canta con loro non è una voce intonata, quanto il fatto che ascoltino qualcuno che canta con espressività e soprattutto guardandoli negli occhi.

E non preoccuparti se i bambini non cantano. Non tutti i bambini cantano, ciò non significa che non siano interessati.

Non incitarli a cantare o a fare movimenti o mosse da imitare.

Nel video che vedi qui sotto realizzato da noi, cantiamo guardando la telecamera, ma quando siamo a casa ci guardiamo negli occhi.

Realizziamo dei movimenti, ma solo quando ne abbiamo voglia e soprattutto chi ne ha voglia.

Ogni bambino deciderà come partecipare e anche se decidono di stare in disparte ad osservare, la loro sarà comunque una forma costruttiva di partecipazione.

Infine, il canto costruisce vocabolario, lo fissa nella mente!

Ma attenzione. Non guardare i video, ma cantare veramente arricchisce in maniera esponenziale il vocabolario del bambino e lo stesso vale per la lettura.

E se canti in inglese ti sorprenderai ad ascoltarli parlare inglese, a ripetere nuove parole, come accade nel video per mia figlia.

Che non partecipava mai al canto della canzone che ascolterai, poi come per magia, ha iniziato a voler cantare, imitare i gesti e ad utilizzare le parole della canzone.

Ti lascio all’ascolto della canzone Open shut them!

Mi raccomando canta e condividi questo articolo per divulgare un messaggio positivo, tutto andrà bene.

Lilli

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