Scopri perchè il British Council dice di parlare inglese a tuo figlio anche se non lo sai

Se segui il mio blog, sai che sostengo che l’unico modo naturale per imparare l’inglese in età precoce, cioè da zero a tre anni, è l’apprendimento che ricalca l’apprendimento della lingua madre. Per essere davvero naturale, l’apprendimento non passa per scuole di lingua o baby sitter, ma è il genitore il principale protagonista insieme al suo bambino.

Molte scuole di lingua inglese vantano un approccio naturale alla lingua ma ti sei mai chiesto cosa vuol dire naturale?

Come abbiamo imparato la nostra lingua madre? Per prima cosa, grazie ai nostri genitori, all’ascolto della loro lingua.

Ecco, perché un apprendimento linguistico naturale deve passare per forza traverso il genitore, sarà egli infatti ad insegnare inglese al proprio bimbo anche con una conoscenza base dell’inglese.

Si hai capito bene, anche se mamma e papà l’inglese lo conoscono poco o quasi per niente…perché vale più il loro sforzo che qualsiasi scuola di inglese.

Se l’inglese passa attraverso mamma e papà tutto è più facile e naturale perché la relazione che si crea tra genitore e figlio è la componente segreta e fondamentale affinché ci sia davvero apprendimento.

La notizia straordinaria è che la notizia arriva direttamente dal British Council, l’ente ufficiale britannico per la promozione delle relazioni culturali e delle opportunità educative, in Italia e nel mondo. Fin dal 1934 lavora per creare opportunità di incontro e per costruire rapporti di fiducia tra i cittadini del Regno Unito e coloro che vivono in altri Paesi.

Opera in oltre 100 Paesi, grazie al lavoro di 7000 membri tra cui 2000 insegnanti.
Ogni anno collabora con migliaia di professionisti e policy maker, nonché con milioni di giovani, attraverso i servizi e le attività nell’ambito dell’insegnamento della lingua inglese, delle arti e grazie ai nostri progetti nell’ambito dell’istruzione e della società. 

Il British Council ha recentemente scritto che “parents, even with a basic knowledge of English, can successfully support their young child learning”, anche i genitori con una conoscenza base dell’inglese possono supportare con successo l’apprendimento del loro bambino; affermando anche che i genitori non devono preoccuparsi del loro accento, perché i bambini hanno la dote naturale di saper alterare l’accento che ascoltano dai genitori con quello corretto che ascoltano all’esterno da un’insegnante o un madrelingua, da un cartone animato in lingua o da una canzone o durante un viaggio all’estero dall’ambiente esterno che hanno vissuto.

Il parentese o maternese è la lingua del genitore, cioè quel modo di parlare morbido e semplice che specialmente le mamme usano per entrare in contatto con il bambino e che accompagna in maniera inconscia le attività che si realizzano insieme.

Nel dizionario inglese motherese ha questa definizione:  the special sing-song way in which parents vocalize to their infants. In altre parole, il parlare con dolcezza e melodia al neonato tipico delle mamme.

Il sing – song cioè quella melodia che appartiene solo al motherese è la componente naturale dell’apprendimento linguistico. Il British Council afferma che i bambini possono imparare la lingua straniera anche attraverso i commenti ad alta voce che nel quotidiano pronunciamo o semplicemente descrivendo cosa sta accadendo. 

Let’s put it here.There. Look. I’ve put it on the table. Mettiamolo qui. Lì. Guarda. L’ho messo sul tavolo.

Oppure: Which one do you like?  [pause] Oh, I like this one. The red one. Quale ti piace? Oh, a me piace quello rosso.

Se il bambino non può o non sa rispondere alle tue domande non importa perché prima ancora che il bambino parli, il bambino ascolta, quindi anche se non sa rispondere rispondi al suo posto ciò che vorresti che rispondesse.

  • Oh look!! What is it? It’s a glass! Oh guarda!! Cos’è? è un bicchiere! Nominando le cose che utilizzate nel quotidiano, anche il bambino si abituerà ad impararne il significato e associerà la parola all’oggetto. Anche se il bambino non conosce la risposta, rispondi tu, pian piano saprà rispondere. 

Pronunciare il nome delle parole utili nella vita di tutti i giorni aiuta il bambino a confermare che quello che sta imparando è giusto. 

Molti corsi di inglese per bambini ti propongono l’inglese di un’ora a settimana e l’ascolto del cd a casa, ma ricorda che i dispositivi audiovisivi sono solo un supporto, l’apprendimento passa solo attraverso la relazione e questa si crea in un rapporto tra persone, in un dialogo o nella lettura a voce alta. Il moternese è molto efficace ed anche quando un genitore ha una conoscenza base dell’inglese può trasferirlo al suo bambino.

Il British Council afferma che anche grazie a semplici giochi come quello del peek a boo il bambino impara l’inglese. Il gioco, o meglio il momento che vivi insieme a tuo figlio, crea apprendimento. Il bambino molto piccolo infatti, imita il genitore, lo osserva anche se sembra disattento per poi riprodurre gli stessi comportamenti.

Il gioco del peek a boo è quello in cui ci si nasconde dietro a qualcosa e per poi di sorpresa riapparire. 

Ci si nasconde dicendo:

Where is my little baby? Dove è il mio bambino?

Peek a boo cioè cu – cù! 

I’ve found you! Ti ho trovato!

A questo proposito, ti suggerisco un simpatico libro di Nina Laden che imita il gioco del fare cu – cù, il titolo è Peek – A – Who?

Questo gioco che avrai sicuramente realizzato almeno una volta nella vita con un bambino o quelle che si chiamano rime per le dita da sempre aiutano i bambini ad acquisire la consapevolezza del proprio corpo, a nominarne le singole parti, a riconoscerne le funzioni.

Appartengono a tutte le culture perché universale è il bisogno di comunicare con il bambino piccolo unendo, alla voce e alle parole, i gesti e il contatto con il corpo.

Costituiscono il primo e più elementare esempio di lettura dialogica: il bambino che non sa ancora parlare e tanto meno leggere accoglie su di sé le mani di chi si prende cura di lui, risponde a sollecitazioni, sorride. Risponde con vocalizzi e movimenti del corpo ed entra a far parte di una narrazione.

Entra nel regno del facciamo finta che…

Facciamo finta che una mamma cannibale voglia mangiare pezzo per pezzo la sua bambina o che un papà affamato, voglia fare del suo bambino una pizza ben condita e cotta a puntino.

Un altro di questi giochi infatti, simili in efficacia al peek-a-boo, è quello che si fa quando dici:

– attento che ti mangio il pancino e ora le manine…proseguendo con tutte le parti del corpo.

realizzalo anche in inglese dicendo:

– I’ll eat your little tummy and then your hands… e così via…

– attento che ti mangio il pancino e ora le manine…

Questi esercizi che coinvolgono il corpo non sono altro che una primissima lettura dialogica che vi permette di  imparare insieme l’inglese.

Leggere significa stabilire una relazione attraverso il tatto, la vista, l’udito (le stesse parole risuonano).

Si legge con tutto il corpo. Per questo nessun dispositivo o gioco parlante può sostituire o superare in efficacia la lettura e soprattutto la tua voce.

Qui sotto guarda il video della lettura di Peek – A -who? realizzato da noi!

Altri corsi di inglese pur prevedendo la presenza del genitore, danno a questo un ruolo passivo, relegato al semplice ascolto o alla semplice presenza. Al contrario, il valore aggiunto del genitore è quello di essere il protagonista, di trasferire la passione per la lingua e la sua cultura al bambino e realizzare attività a casa riuscendo così ad ampliare l’esposizione dell’inglese durante tutta la settimana.

Utilizzando un inglese semplice e ripetitivo, i genitori aiutano i loro figli  a pensare in inglese durante le attività in cui si sentono sicuri e ad essere in grado di prevedere cosa sta per accadere pur parlando in inglese in un gioco o in un’attività realizzata insieme.

I bambini diventano competenti nella loro lingua madre, ma nel frattempo  imparano anche l’inglese.

I vantaggi dell’apprendimento condiviso tra genitore e figlio sono svariati:

  • il genitore può concentrarsi sul bambino e passare del tempo con lui;
  • il genitore può realizzare le sessioni in inglese in qualsiasi momento della giornata;
  • il genitore può regolare la lunghezza di una sessione di inglese e selezionare le attività in base alle esigenze, agli interessi e capacità di concentrazione del bambino;

I bambini hanno giorni in cui  assorbono avidamente il linguaggio e altri in cui trovano difficile concentrarsi. I genitori possono meglio interpretare gli umori dei loro figli e di conseguenza agire. Se quel giorno non ti sembra il caso, don’t push! cioè non insistere.

La passione per la lingua si trasmette anche attraverso la cultura, introdurre l’inglese nella vita familiare è anche questo, in questo modo in modo starai ampliando la prospettiva e la comprensione della vostra cultura e di quella nuova.

Fidati delle tue capacità e di quelle innate di tuo figlio, inizia ora..

Qualche giorno fa ero in piscina con mio figlio di 4 anni, lui fa un corso di nuoto e ne approfitto per nuotare anche io.

Nuotiamo nello stesso orario, poi finiti i corsi ci prepariamo nello spogliatoio insieme:

– doccia 
– vestirsi 
– asciugare i capelli 
– riordinare

Quest’ora di nuoto per noi è bellissima perché passiamo del tempo insieme e facciamo sport.

Nello spogliatoio io sono rilassata, mio figlio fa le sue cose ed io le mie. Parliamo e ridiamo.

Ma l’altro giorno mi sono soffermata ad osservare le persone intorno a noi, mamme stressate e accaldate affaticate nell’intento di vestire e preparare i loro figli, anche molto più grandi del mio.

Frasi tipo:

Dai infila il pantalone 
Forza ti metto le scarpe

I bambini non erano felici, ma lagnosi si lasciavano trascinare.

Se un bambino fa una cosa da solo, riesce a prendersi cura di se stesso ed è indipendente è più felice, quei bambini apparivano invece annoiati e piagnucoloni, quasi inerti nel ricevere le cure.

Un bambino è una persona piccola, per questo sa perfettamente badare a se stesso, troppe volte le sue capacità sono sottovalutate e i genitori pensano di fare bene accudendoli e facendo tutto per loro, invece di insegnargli a “fare da solo”.

Fidati delle capacità del tuo bambino, così come impara a prendersi cura di se stesso e ad essere autonomo, può con facilità imparare una seconda lingua anche se molto piccolo, senza confondersi.

Parola d’ordine: fiducia per bambini più indipendenti che sapranno cavarsela da soli in questo mondo che è una giungla.

Lilli

 

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