Quello che Krashen non vorrebbe mai leggere

Schiere di sapienti affermano che i bambini imparano l’inglese solo se la lezione di inglese viene realizzata esclusivamente in lingua inglese e meglio se da un madre lingua.

Sfaterò anche questo mito: scoprirai in questo articolo perché la lezione in cui la comunicazione è condotta solo in lingua inglese non basta e a volte è anche controproducente, quindi leggi bene ogni singola parola e fino in fondo.

Questo concetto della totalità dell’inglese è così radicato, che conosco mamme con un elevato livello di inglese, che hanno deciso di rinunciare alla loro lingua madre, l’italiano, in favore della lingua straniera.

Questa scelta è dettata da un proposito positivo, quelle mamme che rinunciano alla lingua delle radici in favore di una lingua seconda, lo fanno perché hanno la consapevolezza di quanto sia importante l’inglese o l’apprendimento di una seconda lingua per il futuro dei loro figli.

Solitamente queste sono mamme erudite, che hanno viaggiato e studiato, che hanno anche una buon lavoro, ma che non hanno competenze nella didattica della lingua straniera.

In alcuni casi infatti, le ricerche hanno dimostrato che parlare esclusivamente una lingua che non è la propria ai figli può causare un effetto contrario, ovvero l’ostilità del bambino nei confronti di quella lingua.

Quello di rinunciare alla propria lingua madre in favore dell’inglese è una scelta estrema che non ricalca un approccio naturale. A lungo termine questa decisione può causare reazioni di ostilità nei confronti della lingua, che, se non si conoscono gli aspetti della neuropedagogia delle lingue, sono difficili da superare.

Se avviene questo, cioè che il bambino diventa ostile alla lingua, invece di aiutarlo offrendogli l’opportunità di conoscere più lingue, lo ostacoliamo nel suo processo di apprendimento.

Poi c’è un’altra categoria che predilige la totalità dell’inglese nell’insegnamento della lingua straniera: si tratta di quella delle insegnanti, che preferiscono parlare solo inglese nelle loro lezioni imputando l’italiano come il nemico più assoluto.

Quelle insegnanti a volte non sono anglofone, ma italiane e sostengono di fronte ai bambini di non conoscere per niente l’italiano, oppure sono insegnanti madre lingua che fingono di fronte ai loro studenti di non conoscere la lingua del paese in cui vivono.

A quelle insegnanti che fanno finta di non sapere l’italiano dico: mentireste ad uno studente adulto?

La risposta è NO. E anche se provaste a farlo il vostro studente adulto vi prenderebbe per pazze o bugiarde e sicuramente non sceglierebbe di partecipare ad un vostro corso.

Il punto è proprio questo:

– pensi sia onesto e giusto a livello didattico trattare un bambino in modo diverso rispetto a quello che si farebbe con un adulto?

– credi che il bambino non si accorga che l’insegnante sta mentendo quando dice di non sapere l’italiano?

Ancora una volta i bambini vengono trattati come essere inferiori, Maria Montessori avrebbe detto che:

I bambini sono esseri umani ai quali si deve rispetto, superiori a noi a motivo della loro innocenza e delle maggiori possibilità del loro futuro”.

Approfittare della loro innocenza e della loro fiducia è l’approccio più sbagliato a livello didattico, questo atteggiamento a lungo andare darà dei problemi nell’apprendimento linguistico, che bisogna essere in grado di affrontare e superare.

I bambini sono superiori a noi non solo perché innocenti, ma perché, a differenza degli adulti, apprendono con facilità, senza sforzo, sono very thirsty little sponges.

Non è necessario mentire ad un bambino, lui impara a prescindere. Non è sbagliato condurre una lezione in inglese, ma è sbagliato mentire dicendo di non sapere l’italiano. Per due motivi:

  1. Il bambino perde la fiducia nei confronti dell’adulto che mente.
  2. Se un bambino ha bisogno di una traduzione è giusto accontentarlo, perché l’insegnante è in grado di dargli tutte le risposte, ma soprattutto perché quella traduzione in quel momento è una bisogno che va colmato per rassicuralo e non farlo sentire a disagio perché non capisce.

Alle mamme invece mi sento di dire di non sprecare il loro alto livello di inglese, ma di realizzare alcune cose specifiche solo in inglese, senza privarsi della lingua madre, cioè di condurre con i propri figli una routine quotidiana in inglese personalizzata alla vostra vita e alle vostre esigenze.

Ad esempio leggete solo in inglese, se il bambino è consapevole che quella attività verrà realizzata insieme al genitore sempre e solo in inglese, imparerà a farlo e si sentirà rassicurato da quel gesto quotidiano.

Vale lo stesso leggere libri così come ad esempio fare il bagno o apparecchiare sempre e solo in inglese e tutti i giorni. La routine è più efficace se comprende più di una sola azione condotta in inglese, ad esempio fai entrambe le attività che ti ho citato, non limitarti ad una sola occasione per usare l’inglese, ma sfruttane diverse.

Stephen D. Krashen è uno degli studiosi che maggiormente hanno influenzato le più moderne teorie sull’apprendimento di una lingua.

Krashen è attualmente titolare della cattedra di Education presso la University of Southern California.

Se segui il mio blog, già sai che per me lui è un maestro ed infatti faccio spesso riferimento alle sue teorie.

Krashen parla di approccio naturale nell’acquisizione della lingua.

Ma cosa vuol dire approccio naturale?

Certo Krashen predilige l’uso della lingua che viene insegnata, soprattutto perché si riferisce alla sua esperienza, infatti è stato insegnante di alunni stranieri di cui non conosceva realmente la lingua madre.  Ha insegnato ad esempio inglese a comunità di cinesi n America senza conoscere il cinese.

Per questo stesso motivo, in una famiglia in cui l’inglese è già un progetto famigliare, cioè i bambini sono già sottoposti all’esposizione linguistica quotidiana, l’esperienza con una ragazza alla pari che parla solo inglese è un valore aggiunto. Non lo è se l’inglese non fa parte della vostra vita, ma questo è un altro discorso che puoi leggere nel mio articolo Intervista ad una au pair. Scopri il segreto per avere un’au pair in famiglia.

Ma si riferisce solo all’uso della lingua inglese nell’esposizione linguistica?

La risposta è NO.

Krashen stabilisce l’ipotesi dell’ordine naturale, cioè sostiene che la grammatica di una lingua, ovvero le regole che portano alla formazione di una frase corretta, siano acquisite in modo spontaneo secondo un ordine che definisce naturale, dalle strutture più semplici a quelle più complesse.

Per questo stesso motivo se mamma e figlio imparano insieme sono entrambi ad imparare. Entrambi infatti ricevono come direbbe Krashen, un input comprensibile. 

Per questo stesso motivo,è importante l’ipotesi del filtro affettivo, cioè una sorta di difesa che viene abbassata o alzata: la barriera si alza in situazioni di ostilità e pericolo, diffidenza o mancata sintonia nei confronti dell’insegnante. In situazioni di sintonia, rilassatezza e affetto, come il momento della lettura di un libro in inglese con mamma e papà, viceversa il filtro consente il passaggio dell’input e la situazione emotiva favorevole facilita la memorizzazione.

L’apprendimento di una lingua per i bambini da 0 a 5 anni è una cosa seria, non basta fare inglese tanto per accontentare la coscienza o tanto per farlo. Il percorso davvero efficace è quello che vede coinvolta la famiglia nel processo di bilinguismo. Ricorda che dipende solo da te se il monolinguismo è curabile.

Per saperne di più ti consiglio il libro Priciple and practice in language Acquisition o The power of reading , che puoi acquistare cliccando sui titoli, entrambi di Stephen Krashen.

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Lilli

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