Specchio specchio delle mie brame…

“Specchio servo delle mie brame chi è la più bella del reame?”,

la famosa frase pronuniciata dalla Regina cattiva nella favola di Biancaneve.

Questa volta però non voglio parlarti della favola di Biancaneve,

ma dell’importante relazione tra il bambino e lo specchio

per il riconoscimento del proprio corpo.

Hai mai fatto caso a quanto i bambini sono incuriositi dagli specchi?

Se porti tuo figlio all’asilo nido avrai notato che ogni stanza è provvista di uno specchio.

Per il bambino l’identificazione della propria immagine non è scontata.

Tra i 6 e i 18 mesi i bambini danno segno di riconoscere la propria immagine allo specchio.

Inizia in questo periodo la costituzione del senso di identità individuale,

della capacità di comprendere che la figura nello specchio è il riflesso di sé.

Un esercizio importante è quello di guardarsi insieme allo specchio…

Guardare il riflesso della propria immagine allo specchio, insieme a quella di mamma o papà,

incoraggia il bambino ad aprirsi e a costruire la prima relazione tra l’io e il tu.

Se sei davanti allo specchio col tuo bambino incoraggialo ad osservare, a riconoscersi e a riconoscere te.

E festeggia la sua scoperta in un clima emotivo di allegria e di gioco.

Jacques Lacan, uno dei maggiori esponenti della psicanalisi francese del novecento,

dice che  il bambino fino ai sei mesi presenta una percezione di sé frammentata

per cui non riesce ad immaginarsi come un’unità rispetto al mondo che lo circonda.

Guardandosi intorno riconosce di sé solo le strutture

che rientrano nel proprio campo visivo (mani, braccia, gambe, piedi),

ma non sa ancora di essere un’unità come la madre o un suo simile.

Ecco perché l’importanza di fare questo esercizio insieme alla mamma o al papà,

per avere un punto di riferimento e confrontarsi.

Dopo aver fatto questo esercizio allo specchio

il bambino inizia a riconoscersi e a prestare grande attenzione al suo corpo

e a quello della mamma, che ora vede simile al suo.

Scrive Franco Fabbro nel suo libro Neuro pedagogia delle lingue che

il bambino prima dei 20 mesi è in grado di riconoscere 5 parti del corpo.

Ecco perché questo è il momento in cui puoi iniziare ad introdurre i vocaboli del corpo in inglese.

Si tratta di un esercizio molto semplice… inizialmente è necessario elencare le varie parti del corpo

indicandole vedrai come il bambino ti ascolta affascinato.

Comincia da quelle parti del corpo che per lui sono maggiormente riconoscibili…

.  mani

. braccia

. gambe

. piedi

quindi, mentre lo cambi o state giocando,

indica con il tuo dito le mani e pronuncia hands, poi le braccia e pronuncia arms,

poi le gambe e pronuncia legs e infine i piedi e pronuncia feet.

É utile svolgere questa attività davanti allo specchio per facilitare la comprensione

o semplicemente stando seduti l’uno di fronte all’altro.

Poi ognuno trova il suo momento ideale,

ad esempio io  propongo questa attività mentre facciamo il bagno,

con la spugna insaponiamo e ripetiamo le varie parti del corpo:

. wash your arms, laviamo le tue braccia o

. whash mummy’s arms, laviamo le braccia di mamma

Una volta apprese le parti che per lui sono più accessibili

allora passerai al resto del corpo:

. il dito, con il quale indichi la parte del corpo che pronunci

. il viso

. il naso che ai bambini piace tanto riconoscere

. gli occhi

. le orecchie e così via…

L’apprendmento non è immediato, sai già che i bambini hanno bisogno di tempo,

è necessario ripetere questo esercizio tante volte,

prima che il bambino possa rispondere correttamente alla domanda:

. what is it? It is nose

Ci vorrà molta ripetizione prima che il tuo bimbo reagisca quando tu gli dirai:

. touch your nose!

 Puoi iniziare questa attività già dai 6 mesi in poi…

quando sarà un pò più grande, intorno ai 18 mesi, potete divertirvi insieme

a cantare e mimare la canzone One little finger, simpatica ed orecchiabile rimane subito in mente.

 La trovi qui…

Buon divertimento e al prossimo articolo!

Non dimenticare di commentare gli articoli nel blog e ricorda…

Il monolinguismo è curabile!

 Lilli

 

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